Anche quest'anno "festeggiamo" l'8 Marzo, giornata di impegno politico e sociale della donna, e di riscatto nei confronti del loro stato di persone di “stato B”.
Tutto comincia nel VII Congresso della II Internazionale socialista, tenutosi a Stoccarda dal 18 al 24 agosto del 1907, nel quale erano presenti 884 delegati di 25 nazioni - tra i quali i maggiori dirigenti marxisti del tempo, come i tedeschi Rosa Luxemburg, Clara Zetkin, August Bebel, i russi Lenin e Martov, il francese Jean Jaurès - vennero discusse tesi sull'atteggiamento da tenere in caso di una guerra europea, sul colonialismo, ma soprattutto si discusse della questione femminile e della rivendicazione del voto alle donne. Su quest'ultimo argomento il Congresso votò una risoluzione nella quale si impegnavano tutti i partiti socialisti a «lottare energicamente per l'introduzione del suffragio universale delle donne».
In Italia la Giornata internazionale della donna fu tenuta per la prima volta soltanto nel 1922, per iniziativa del Partito comunista d'Italia, che la celebrò il 12 marzo, prima domenica successiva all'ormai fatidico 8 marzo. In quei giorni fu fondato il periodico quindicinale Compagna, che il 1º marzo 1925 riportò un articolo di Lenin, scomparso l'anno precedente, che ricordava l'otto marzo come Giornata internazionale della donna, che aveva avuto una parte attiva nelle lotte sociali e nel rovesciamento dello zarismo.
Oggi, nella nostra società opulenta, si festeggia con cene tra donne, lasciate libere per l’occasione dal proprio compagno, compagno che dal giorno seguente reclamerà colazione pronta, camicia ben stirata altrimenti si ricomincia con qualche ceffone; naturalmente tutto per il grande amore che lui ha. Nessuna denuncia, né tantomeno protesta, “è così innamorato, che lo fa per il grande affetto”.
Noi di BETTA abbiamo voluto dedicare la nostra copertina a quelle milioni di donne che nel loro paese e nelle loro giornate di vita, non possono guidare un’auto, non possono uscire da sole, ma solo accompagnate dal proprio marito, padre, fratello o figlio, che devono vivere completamente coperte, alle quali è proibito studiare, farsi curare, perché nessun uomo può toccarle, e siccome a loro è proibito studiare, non hanno donne medichesse, e allora? Nessuna cura medica, si partorisce con l’assistenza delle vicine, in una situazione di assoluta assenza di igiene, e, poi, alla età della pubertà: le aspetta “l’infibulazione”. Pratica che tra le immigrate da quei paesi è praticata, illegalmente, anche in Italia e in tutti gli altri paesi occidentali.
Ecco a queste donne alle quali nessuno pensa, abbiamo dedicato il nostro pensiero e il nostro mensile e la nostra copertina.
Un saluto ed un augurio di cuore a voi sorelle sfortunate.

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